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…Da questo è nata l’esigenza di dedicare uno spazio della manifestazione per approfondire la conoscenza della personalità del compositore Dimitri Nicolau, recentemente scomparso..
Peculiarità dell’avvenimento e motivo di grande interesse per gli ascoltatori è stata la presenza tra gli interpreti del Quartetto di Saxofoni “Rénaissance”..., sono state presentate tre opere scritte da Dimitri Nicolau: il Saxquartet n° 5 op. 270, “Renaissance", eseguita in prima mondiale, il Saxquartet n° 6 op. 273 e la Zuki’s Dance, tutte dedicate al Quartetto “Rénaissance” stesso.
L’esecuzione del Quartetto è stata molto apprezzata per l’ottimo grado di fusione, l’intonazione sicura, la plasticità e la duttilità dell’interpretazione. L’insolita presenza di uno strumento così diverso da quelli a plettro,...è divenuta motivo di conoscenza e approfondimento della poetica di Dimitri Nicolau…
M.C. Caldarola - Plectrum, dicembre 2008
....una direzione accorta e calibrata ha accompagnato l'eccellente esecuzione che del Concerto per saxofono e archi di P.M.Dubois, ha offerto il solista Pier Paolo Iacopini.
Musica di estrema varietà quella di Dubois...e che risulta particolarmente impegnativa per il solista.
Ma Iacopini è musicista dotato oltre che di grande sensibilità, anche di tecnica impeccabile ed ha saputo illuminare con propietà i vari spunti che trapuntano la musica dell'autore francese; mirabile in particolare la resa della suadente cantabilità che caratterizza il seconda tempo.
Richiestone, Iacopini ha inteso sottolineare la duttilità del suo strumento, eseguendo la trascrizione di un tempo di una "Partita" per violino di Bach.
Nicola
Sbisà - Gazzetta del Mezzogiorno, 13 marzo 2008
Al sassofonista Pierpaolo Iacopini,
invece, l'onere di interpretare il concerto op. 109 di A.
Glazunov. Costruito in un tempo unico eseguito senza soluzione
di continuità, ancorchè nella tradizionale forma
tripartita, questo concerto sembra seguire la stessa idea
che ispirò l'autore nella stesura del più noto
concerto per violino, ovvero una sorta di rapsodia costruita
su una lunga serie di variazioni che discendono da una melodia
principale. Ben assecondato dalla direzione attenta del Maestro
Lentini, Iacopini si è dimostato interprete virtuoso,
ma al contempo attento a cogliere l'unità di un opera
non sempre facile, nella quale è costantemente presente
l'insidia di un tedioso tecnicismo.
Ugo
Sbisà - Gazzetta del Mezzogiorno,
24 febbraio 2006
Di
grande suggestione anche il brano del sassofonista Pierpaolo
Iacopini che ha eseguito, in prima assoluta, la
trascrizione per sassofono della "Ciaccona"
di Bach, una vera perla.
Lecce Sera, 23-24 novembre
2002
Musica
scritta per un amore di sassofono. Arrivato sulla scena musicale
solo nel 1846, il sax non ha ovviamente potuto sollecitare
la fantasia dei grandi compositori dell'epoca romantica. La
sua letteratura si svolge quindi tra la fine dell'800 e l'oggi,
con una buona predominanza di autori francesi. Così
è anche il caso di "Music to love"
(solo una pura coincidenza la segnalazione nei giorni di San
Valentino), inciso per Brioso da Pier Paolo Iacopini, sassofonista
romano da qualche anno a Bari come docente al locale Conservatorio,
e Alessandra Lattanzi, pianista anche lei romana. Il disco,
che è stato accolto positivamente dalla stampa americana,
si apre con la "Sonatine" di stampo neoclassico
di Pierre Max Dubois, allievo vivente di Milhaud e prosegue
con "Tableaux de Provence" di Paule Maurice, "Sonate
pour saxofone alto" di Jeanine Rueff e "Piece concertante
(dans l'exprit du jazz) di Paul Bonneau. Due donne, le prime,
e un uomo, tutti legati ai recenti ambienti del Conservatorio
Nazionale di Musica di Parigi (bonneau è morto nel
'95, la Rueff nel '99). La loro musica risente dello stile
e della tradizione nazionale che pure non rinuncia ad accogliere
influssi estranei, dai temi popolareschi che richiamano il
folklore mediterraneo, sino a cedere allo spirito del jazz
che aleggia nel lavoro di Bonneau. Il suono di Iacopini è
caldo, quasi fosse un violoncello; la tecnica, di grande agilità,
gli consente rapide svirgolature di note e di suono in tutti
i registri dello strumento. I musicisti si congedano all'ascolto
con la bellissima "Rapsodie" di Debussy, vero capolavoro
della letteratura per sassofono.
Fiorella Sassanelli - La Repubblica, 11
febbraio 2001
"Iacopini
has phenomenal technique, particularlyin the middle and lower
register and an unusual, red-wine tone that is quite unlike
anything I have heard before outside of the jazz world".
Steven
Ritter - American Rercord Guide,
september/october 2000
"La
musica è un fatto di pensiero. Il pensiero è
inteso non come razionale, ma mezzo per scatenare intuizioni".
Queste le prime parole di Pier Paolo Iacopini, titolare della
cattedra al Conservatorio di Bari di Sassofono: ieri sera
al Caffe Dolceamaro, via S.Francesco d'Assisi 11, ha conquistato
il pubblico presente accompagnato dalla pianista Rosamaria
Carboni. "C'è molta confusione quando si parla
del sax: molti ritengono che sia uno strumento nato per il
jazz dimenticando un particolare fondamente: il sassofono
è europeo. E' arrivato in America solo quando nella
bands ha finito per sostituire il suono del clarinetto. Nient'altro.
Sono due modi completamente differenti di suonare. Nel jazz
non c'è esigenza di formazione del suono, ciò
che esce è basato sull'istinto. Attualmente suonare
il sax fa tendenza e moda, si sa: si lega questo strumento
ad una sfera culturale che è indice solo di sciatteria:
siamo di fronte all'esibizionismo puro, e manca del tutto
l'idea del percorso da fare per capire cos'è davvero
il sax. Inteso così, se hai qualche capacità,
dopo un anno puoi già dire di saperlo suonare. Il vero
problema, che ha in un certo qual modo danneggiato la storia
del sassofono, è stato quello di essersi trovato in
un periodo storico in cui c'era una netta separazione tra
due culture, rimanendo legato soprattutto ad un settore, quello
francese con un suo ben vasto e difficile repertorio, a differenza
di ciò che è accaduto in Germania, per esempio,
dove non c'è mai stato il successo e seguito che meritava.
Così i ragazzi che ho al Conservatorio, imparano il
sax classico, quello che permette di avere finalmente una
preparazione completa, ben diversa dall'impostazione jazzistica,
si studia Bach, come Mozart. In realtà manca una scuola
in Italia. Chi esce adesso dagli studi ha, si, un pezzetto
di carta valido, ma ha in mano una via di mezzo ben lontana,
purtroppo, dalla storia vera di questo magnifico strumento.
Non mi stancherò mai di dirlo - continua Pier Paolo
Iacopini - il sax ha bisogno di recuperare le sue radici e
devo dire grazie al mio insegnate, Claudio Taddei, che ha
studiato in Francia, se adesso posso trasferire ai miei alunni
questa importantissima lezione". Il programma presentato:
una trascrizione di Pier Paolo Iacopini in collaborazione
con la pianista Carboni sulla composizione di Samel Barber
(Souvernirs op.28, Ballet Suite) e pezzi originali di autori
del '900, in particolare del greco Dimitri Nicolau (Three
Sax Music Moments op.207) e di Darius Milhaud. Da risentire.
Felicita Scardaccione - Quotidiano di Bari
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